La Luna che Ascolta – Nicoletta Rinaldi

La Luna che Ascolta – racconti di avventura per bambini

Parte 1

Capitolo 1

 La Luna sui tetti rossi

Nel Paese della Luna Grande, la notte non arrivava mai in silenzio.

Arrivava con un profumo: pane caldo e basilico.

Arrivava con un suono: il mare che batteva piano contro il porto.

Arrivava con una luce: la luna rotonda, enorme, così vicina che sembrava appoggiata sui tetti rossi delle case e in una di quelle case, proprio sopra una porticina verde, vivevano i due nonni più strani e meravigliosi del mondo.

La loro casa era piena di cose impossibili da spiegare.

C’era un vecchio orologio che ogni tanto decideva di suonare all’ora sbagliata.

C’era una mensola di libri che nessuno ricordava di aver comprato e c’era sempre, sempre, una teiera fumante sul tavolo del cortile.

Il Nonno Arturo aveva capelli ribelli come un campo di grano nel vento.

Diceva che non era colpa sua.

“È il vento che mi trova simpatico.”

La Nonna Mirta portava occhiali tondi e un fiocco rosso tra i capelli. Diceva che quel fiocco era importante.

“Così la luna mi riconosce.”

Ogni sera, appena il cielo diventava blu scuro, uscivano nel cortile con due sedie e la teiera.

Bevevano una tisana e parlavano con la luna.

 

Capitolo 2

 

Eli e i piccoli disastri

 

Eli aveva otto anni. Capelli scuri sempre spettinati, ginocchia sbucciate e occhi grandi pieni di curiosità.

Se nel paese fosse successo qualcosa di strano, quasi sempre ci sarebbe stata Eli nei dintorni.

Non perché volesse creare guai, ma perché i guai sembravano trovarla con facilità.

Quella sera arrivò nel cortile con passo deciso e le braccia incrociate.

Dietro di lei camminava Beth, sua sorella maggiore.

Beth aveva dieci anni e mezzo, due lunghe trecce e un talento speciale: riusciva sempre a dire la cosa più divertente nel momento giusto.

“Eli ha appena cercato di addestrare un gatto a rubare biscotti,” annunciò Beth.

“Era un esperimento scientifico,” protestò Eli.

“Era un crimine dolciario.”

Il Nonno Arturo si mise una mano davanti alla bocca per non ridere.

La Nonna Mirta versò la tisana nelle tazze.

“Sedetevi,” disse. Le due sorelle si sedettero sui gradini.

La luna stava salendo lentamente nel cielo.

Grande. Luminosa. Eli la guardò per qualche secondo. Poi si voltò verso la nonna.

“Nonna…”

“Sì?”

“È vero che nel Paese della Luna Grande esistono le magie?”

La Nonna Mirta non rispose subito. Guardò la luna. Sorseggiò la tisana. Poi disse con calma: “Si”

 

Capitolo 3

Le streghe dimenticate

 

Eli si sporse in avanti. “Allora esistono anche le streghe?”

Il Nonno Arturo tossì. Beth smise di ridere.

La Nonna Mirta appoggiò la tazza sul tavolo.

“Dipende da cosa intendi per strega.”

“Quelle delle storie,” disse Eli.

“Quelle che fanno incantesimi.” La nonna sorrise.

“Le vere streghe non sono come nei libri.”

“E come sono?”

La Nonna Mirta guardò la luna, poi disse piano:

“Sono persone che hanno dimenticato come si parla con la luna.”

Eli rimase in silenzio. Il vento passò nel cortile. Il mare respirò piano. La luna sembrò brillare un poco di più.

 

Capitolo 4

Il segreto dei nonni

 

Beth incrociò le braccia.

“Vuoi dire che una volta tutti sapevano parlare con la luna?”

Il Nonno Arturo annuì. “Certo.”

“Perché hanno smesso?” chiese Eli. Il nonno inclinò il capo e sorrise.

“Perché gli adulti crescono.”

“E allora?” “E allora dimenticano.”

Eli guardò la luna ancora una volta. “Io non voglio dimenticare.”

La Nonna Mirta la osservò con attenzione, poi disse una frase che cambiò tutto.

“Allora dovrai attraversare il Paese della Luna Grande.”

Beth aggrottò la fronte.

“Ma noi siamo già nel Paese della Luna Grande.”

La Nonna Mirta scosse la testa. Indicò il mare. Indicò la strada che scendeva verso il porto. Indicò la luna.

“Questo è solo il bordo.”

 

 

Capitolo 5

Il porto che non dorme.

 

Quella notte Eli non riuscì a dormire. La luna entrava dalla finestra come una grande lampada silenziosa. Beth dormiva profondamente. Eli scese dal letto. Si infilò le scarpe e uscì.

Il paese era tranquillo, ma il porto no. Il porto non dormiva mai. Il mare parlava con le barche.

Le corde scricchiolavano. Le onde respiravano piano e la luna si rifletteva nell’acqua.

Eli si sedette sul molo.

“Allora?” disse piano.

“Io sono qui.”

Il vento passò tra le barche emettendo un piccolo sibilo; poi una voce disse:

“Finalmente.”

Eli saltò in piedi.

“Chi ha parlato?”

Un gatto grigio saltò su una cassa.

“Io.”

 

                                                                                      Gatto curioso e biscotti sotto le stelle

 

 

Capitolo 5

Il porto che non dorme.

 

Quella notte Eli non riuscì a dormire. La luna entrava dalla finestra come una grande lampada silenziosa. Beth dormiva profondamente. Eli scese dal letto. Si infilò le scarpe e uscì.

Il paese era tranquillo, ma il porto no. Il porto non dormiva mai. Il mare parlava con le barche.

Le corde scricchiolavano. Le onde respiravano piano e la luna si rifletteva nell’acqua.

Eli si sedette sul molo.

“Allora?” disse piano.

“Io sono qui.”

Il vento passò tra le barche emettendo un piccolo sibilo; poi una voce disse:

“Finalmente.”

Eli saltò in piedi.

“Chi ha parlato?”

Un gatto grigio saltò su una cassa.

“Io.”

 

Capitolo 6

Il gatto del confine

 

Eli lo fissò. Il gatto la fissò.

“Hai parlato.”

“Sì.”

“I gatti non parlano.”

“Quelli del tuo mondo no.”

Eli si avvicinò. “E questo cos’è?”

Il gatto guardò la luna.

“Il confine.” “Confine di cosa?”

“Del Paese della Luna Grande.”

Eli sentì qualcosa accendersi dentro di sé.

Un brivido. Un brivido bello.

“E cosa succede se lo attraversi?”

Il gatto sorrise.

“Succede che le storie iniziano davvero.”

 

Capitolo 7

Il sentiero delle luci blu

 

Il gatto saltò giù dalla cassa e iniziò a camminare lungo il molo. Eli lo seguì. Non perché fosse sicura, ma perché la curiosità era sempre stata più forte della paura.

Arrivarono alla fine del porto, dove il legno delle assi finiva e iniziava una piccola strada di pietra.

Il gatto si fermò.

“Da qui in poi non è più il tuo mondo.”

Eli guardò davanti a sé. All’inizio non sembrava diverso, poi accadde qualcosa.

Una piccola luce blu comparve sulla strada. Poi un’altra. Poi un’altra ancora.

Le luci si accendevano una dopo l’altra, formando una linea luminosa che si perdeva nella notte.

“Cosa sono?” chiese Eli.

“Luci di curiosità.”

“Non le ho mai viste.”

“Compaiono solo per chi fa troppe domande.”

Eli sorrise.

Il sentiero iniziò a brillare sempre di più. Ogni passo che faceva accendeva una nuova luce.

Era come camminare su una strada fatta di stelle.

Il vento cambiò. Il profumo del mare scomparve e al suo posto arrivò un odore diverso; quello di

erba bagnata. Terra. Bosco.

Eli capì che stava davvero lasciando il suo mondo.

 

Capitolo 8

La casa delle streghe dimenticate

 

Alla fine del sentiero apparve una casa. Era una casa strana. Le finestre non erano allineate.

Il tetto sembrava piegarsi verso la luna e una piccola luce tremolava dietro i vetri.

“È qui?” chiese Eli.

“Sì,” disse il gatto.

“Chi vive qui?”

Il gatto si sedette e si pulì una zampa.

“Le streghe dimenticate.” Eli aggrottò la fronte.

“Cosa vuol dire?”

“Vuol dire che una volta sapevano fare magie. Ma poi hanno smesso di ascoltare.”

Eli si avvicinò alla porta. La porta si aprì da sola. Dentro la casa c’era un silenzio gentile.

Non faceva paura. Sembrava piuttosto un luogo dove le cose stavano aspettando.

C’erano scaffali pieni di barattoli. Dentro i barattoli c’erano cose strane.

  • Risate dimenticate.
  • Vecchie promesse.
  • Piccole paure.

 

Una donna anziana era seduta vicino alla finestra. Aveva capelli bianchi e occhi molto luminosi.

“Sei arrivata,” disse. Eli fece un passo avanti.

“Lei è una strega?” La donna sorrise.

“Lo ero.” “E adesso?”

“Adesso sto imparando a ricordare.”

“Ricordare cosa?”

La donna indicò la luna.

“Come si ascolta.”

Eli rimase in silenzio, poi disse:

“La luna ascolta davvero?”

La donna annuì.

“Sempre.”

 

Capitolo 9

Il ponte della pazienza

 

Quando Eli uscì dalla casa, il sentiero continuava, ma ora arrivava davanti a qualcosa di diverso.

Un ponte. Era fatto di corde sottili e assi di legno.

Sotto il ponte non c’era acqua.

C’era nebbia. Una nebbia morbida e silenziosa.

“Devo attraversarlo?” chiese Eli.

“Sì,” disse il gatto.

“Sembra fragile.”

“Non è fragile.”

“E allora cos’è?”

Il gatto la guardò.

“È lento.”

Eli fece un passo sul ponte.

Il ponte oscillò. Fece un altro passo.

“Quanto è lungo?” chiese.

“Dipende.”

“Da cosa?”

“Dalla tua fretta.”

Eli provò a camminare più velocemente. Il ponte sembrò allungarsi. Allora si fermò. Respirò e fece un passo lento. Il ponte si accorciò. Un altro passo. Un altro ancora.

Quando arrivò dall’altra parte, la nebbia si dissolse lentamente.

Davanti a lei c’era una collina e sopra la collina…la luna. Non nel cielo. Davanti a lei. Enorme. Vicina. Come se stesse aspettando.

Eli sentì il cuore battere forte. Il gatto si sedette accanto a lei.

“Siamo quasi arrivati.”

 

PARTE 3

Il Cuore della Luna Grande

 

Capitolo 10

La collina della luna

Eli salì lentamente la collina. L’erba sotto i suoi piedi brillava come se minuscole stelle fossero cadute sulla terra. Il vento era cambiato. Non portava più il profumo del mare. Portava silenzio.

Un silenzio vivo. Il gatto la seguiva senza fretta. Quando Eli arrivò in cima alla collina si fermò.

La luna non era più nel cielo. Era davanti a lei. Grande. Immensa. Così vicina che sembrava respirare.

“Siamo arrivati?” chiese Eli piano.

Il gatto annuì.

“Questo è il Cuore della Luna Grande.”

Eli guardò quella luce enorme, poi disse:

“Ma… la luna è una porta.”

Il gatto sorrise.

“Sempre stata.”

 

Capitolo 11

Il cuore della luna

 

La superficie luminosa si aprì lentamente. Non con un rumore. Con un respiro.

Dentro non c’era fuoco. Non c’era magia rumorosa. C’era luce.

Una luce calda che sembrava fatta di mille sussurri e una voce.

Una voce gentile.

“Benvenuta, Eli.”

Eli fece un passo avanti.

“Sei tu la luna?” La luce tremò leggermente.

“Io custodisco ciò che la luna raccoglie.”

“E cosa raccoglie?”

La voce rispose piano.

“Le domande dei bambini.”

Eli sentì qualcosa stringerle il cuore.

“Tutte?”

“Tutte.”

La luce si mosse intorno a lei. Come se mille pensieri fluttuassero nell’aria.

“Ogni volta che un bambino guarda la luna e si chiede qualcosa… quella domanda arriva qui.”

Eli pensò a tutte le volte in cui aveva guardato il cielo. Quando era felice. Quando era arrabbiata.

Quando non capiva il mondo.

“Perché io sono qui?” chiese.

La voce rispose. “Perché non hai smesso di fare domande.”

 

Capitolo 12

Il segreto dei nonni

 

Eli rimase in silenzio, poi fece la domanda più importante.

“I miei nonni… lo sapevano.” La luce brillò un poco di più.

“Sì.”

“Perché?”

La voce rispose con dolcezza.

“Perché una volta anche loro hanno attraversato il Paese della Luna Grande.”

Eli spalancò gli occhi. “Davvero?”

“Molto tempo fa.”

Il gatto si sedette accanto a lei.

“I tuoi nonni hanno imparato ad ascoltare la luna.”

“E poi?”

“Poi hanno deciso di insegnarlo a chi era pronto.”

Eli capì tutto. Il cortile. Le tisane. Le conversazioni con la luna. Non era una stranezza. Era un ricordo. Un ricordo custodito con cura.

“E adesso?” chiese Eli.

La luce si fece più dolce.

“Adesso tocca a te.”

Capitolo 13

La promessa

 

La luna iniziò a chiudersi lentamente. La voce parlò ancora una volta.

“Ricorda una cosa, Eli.”

“Cosa?”

“La luna non risponde.”

Eli inclinò la testa.

“No?”

“La luna ascolta.”

Eli sorrise. “Allora continuerò a parlare.”

“È tutto ciò che serve.”

La luce si richiuse. Il vento tornò a muoversi tra l’erba. Eli si ritrovò di nuovo sulla collina. La luna era tornata nel cielo.

Il gatto si stiracchiò.

“È ora di tornare.”

 

Capitolo 14

Il ritorno

 

Quando Eli riaprì gli occhi era di nuovo al porto. Il mare respirava piano. Le barche dondolavano.

Il gatto era seduto accanto a lei.

“È stato un sogno?” chiese Eli. Il gatto la guardò.

“Dipende.” “Da cosa?”

“Da quanto continuerai a ricordarlo.”

Eli tornò a casa.

Il cielo stava diventando rosa. Nel cortile i nonni erano già seduti. La Nonna Mirta sorrise.

“Allora?”

Eli si sedette accanto a loro. Guardò la luna che stava scendendo lentamente verso l’orizzonte.

“Ho capito una cosa.”

Il Nonno Arturo inclinò la testa.

“Quale?”

Eli sorrise.

“La luna non parla.”

“No?” disse il nonno. Eli scosse la testa.

“La luna ascolta.”

Epilogo

La luna che ascolta

 

Da quella notte Eli continuò a fare domande.

Al mare.

Al vento.

Alla luna.

Alcune domande trovavano risposta. Altre restavano sospese nel cielo, ma Eli non aveva più paura di farle. Perché sapeva una cosa importante. Ogni domanda fatta con il cuore trova sempre una strada.

Forse tra le onde.

Forse tra gli alberi.

Forse…fino alla luna.

Se una notte alzerai gli occhi al cielo e ti sembrerà che la luna sia più grande del solito…forse è perché sta ascoltando anche te.

Sempre.

Silenziosamente.

Con la pazienza infinita del cielo.

 

La luna non risponde mai alle domande.

Le custodisce.

Le ascolta e aspetta che qualcuno abbia il coraggio di farne ancora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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