Il Castello delle Cento Magie

Settembre era arrivato con il profumo dei boschi, delle castagne appena cadute e delle prime foglie dorate.

Quindici ragazzi, provenienti da città e paesi diversi d’Italia, stavano per vivere l’avventura più incredibile della loro vita.

Erano stati scelti per frequentare l’antichissima Scuola di Magia e Stregoneria di Castel Nebbia, nascosta tra le montagne del Piemonte, in un luogo che compariva soltanto a chi possedeva un cuore curioso e una grande fantasia.

I loro genitori avevano riflettuto a lungo prima di iscriverli. Non era una semplice vacanza.

Era una settimana durante la quale avrebbero imparato a conoscere la magia vera: quella che nasce dal coraggio, dall’intelligenza, dalla gentilezza e dal rispetto degli altri.

La scuola accoglieva allievi dai sette ai diciotto anni e, ogni anno, solo pochi fortunati ricevevano l’invito.

Tra quei ragazzi c’erano:

Marinella, quattordici anni, simpatica ma incredibilmente sbadata.

 

 

Piero, sedici anni, alto e forte, con un entusiasmo enorme ma una mira disastrosa.

Luna, dodici anni, silenziosa e capace di parlare con gli animali.

Diego, undici anni, curioso come uno scoiattolo.

Arianna, tredici anni, bravissima nelle pozioni.

Riccardo, diciotto anni, sempre pronto ad aiutare tutti.

Viola, diciassette anni, intelligente e coraggiosa.

Tommaso, dieci anni, inventore di buffi marchingegni magici.

Emma, nove anni, che rideva sempre.

Gabriele, otto anni, piccolo ma coraggioso.

Vanessa, Mario, Giorgio, Elisa e Nicolò, ognuno con un talento speciale ancora da scoprire.

Il viaggio iniziò all’alba.

Il pullman percorse strade sempre più strette, immerse in boschi fittissimi.

Ad un tratto la nebbia avvolse ogni cosa.

L’autista sorrise.

Siamo arrivati.

Davanti ai loro occhi apparve un castello immenso, costruito con pietre argentate che sembravano brillare da sole. Le torri sfioravano le nuvole. I tetti erano ricoperti di tegole color smeraldo. Intorno volavano gufi bianchi, draghetti azzurri e farfalle luminose.

Sul grande portone campeggiava una scritta.

Qui la magia nasce dal cuore.”

Ad attenderli c’erano il Rettore Magnus Alabastro, un vecchio mago dalla barba lunga fino ai piedi, e la Direttrice delle Fate, Madame Fioraluna, elegante come una regina.

Con loro vi erano gli insegnanti:

il professor Merlino Quercia, maestro degli incantesimi;

la professoressa Alchimia Rosmarino, esperta di pozioni;

il maestro Corvo Nero, campione di duelli magici;

la fata Lillà, insegnante di erbe incantate;

il buffissimo cuoco Belfagor, capace di preparare dolci che cambiavano sapore ad ogni morso.

 

Ogni studente ricevette una splendida tunica blu notte, una cravatta del colore della propria casata, una bacchetta di legno magico, un enorme libro degli incantesimi e una piccola bussola incantata che indicava sempre la strada del coraggio.

Le giornate erano intensissime.

Al mattino si studiavano formule antichissime, pozioni, rune misteriose, magia della natura, volo sulle scope e lettura delle stelle.

Il pomeriggio era dedicato ai laboratori.

C’erano tornei di bacchette, sfide di magia, costruzione di talismani, allevamento di piccoli draghi, cura degli unicorni e coltivazione di piante parlanti.

Ogni sera il castello si illuminava con migliaia di lanterne sospese nel cielo.

Sembravano stelle che avevano deciso di dormire un po’ più in basso. Naturalmente non tutto filava liscio.

Marinella riusciva sempre a sbagliare almeno una parola negli incantesimi. Quando voleva trasformare una zucca in una carrozza… compariva un enorme ippopotamo. Quando cercava di evocare un coniglio… appariva un pavone che ballava il tip-tap. Una volta trasformò addirittura il cappello del professore in una torta alla crema.

Tutti scoppiarono a ridere, compreso il maestro.

Piero era ancora peggio. Ogni volta che agitava la bacchetta partivano scintille dappertutto.

Fece esplodere tre calderoni, trasformò una finestra in una cascata, fece crescere i baffi al professor Corvo Nero e riuscì persino a far volare i banchi della classe. Gli altri ragazzi ridevano, ma nessuno prendeva in giro i due amici. Li aiutavano, li incoraggiavano e ripetevano insieme gli esercizi.

Magnus Alabastro osservava tutto in silenzio. Una notte, però, accadde qualcosa di inatteso.

Dal Bosco delle Ombre provenne un forte ruggito. Il castello tremò. Le torce si spensero. Le antiche campane iniziarono a suonare da sole. Era scomparsa la Sfera di Cristallo della Luce, il prezioso oggetto che proteggeva tutta la scuola. Senza di essa il castello avrebbe perso ogni magia.

Il Rettore riunì gli studenti.

Questa non sarà una prova di potenza… ma di cuore. I quindici ragazzi partirono insieme.

Attraversarono il Bosco dei Sussurri, dove gli alberi raccontavano antiche leggende.

Superarono il Ponte Invisibile, che compariva soltanto a chi si fidava dei propri amici.

Affrontarono il Lago degli Specchi, dove ognuno vedeva riflessa la propria paura più grande.

Fu proprio Marinella, sbagliando ancora una volta un incantesimo, ad aprire senza volerlo un passaggio segreto.

Piero, cercando di fermare una cascata di pietre, lanciò una magia completamente diversa da quella prevista. Incredibilmente funzionò. Le rocce si spostarono rivelando una grotta nascosta.

Lì viveva Nebulon, un gigantesco drago d’argento, ma il drago non era cattivo. Custodiva la Sfera perché nessuno la rubasse. Luna riuscì a parlargli. Scoprirono così che una misteriosa Ombra aveva tentato di impadronirsene.

Nebulon consegnò la Sfera ai ragazzi. Tornati al castello, il Rettore sorrise.

Oggi avete imparato la lezione più importante. La magia più potente non nasce dalla perfezione.

Nasce dalla fiducia reciproca. Arrivò infine il giorno della grande cerimonia. Tutti gli allievi ricevettero il diploma.

Ma, come ogni anno, si svolse anche il Torneo delle Cento Magie.

 

Le prove furono spettacolari. Incantesimi. Duelli. Pozioni. Creature fantastiche. Enigmi.

Alla fine, la giuria proclamò i vincitori.

Al primo posto si classificò Giorgio, che ricevette la Bacchetta d’Oro e il titolo di Gran Mago di Castel Nebbia.

Al secondo posto arrivò Vanessa, premiata con la Bacchetta d’Argento e proclamata Grande Fata delle Quattro Stagioni.

Il terzo classificato fu Mario, che ricevette la Bacchetta di Rame Incantato e il titolo di Custode degli Incantesimi Antichi.

Poi il Rettore fece qualcosa che nessuno si aspettava.

Chiamò sul palco anche Marinella e Piero. Consegnò loro una piccola bacchetta di cristallo.

Questa è la Bacchetta del Coraggio. Non viene assegnata ai più bravi, ma a chi non si arrende mai e continua a provare, anche dopo mille errori. L’intero castello esplose in un lungo applauso. I due ragazzi si guardarono emozionati. Avevano finalmente capito che sbagliare non era una vergogna.

Era il primo passo per imparare. Quando il pullman ripartì, il castello scomparve lentamente nella nebbia, ma ognuno dei quindici ragazzi tornò a casa con qualcosa di molto più prezioso di una bacchetta magica. Portava nel cuore una magia destinata a non svanire mai: quella dell’amicizia, del coraggio e della fiducia in se stessi. E si dice che, ogni settembre, quando la nebbia avvolge le montagne del Piemonte, il Castello delle Cento Magie riappaia per accogliere nuovi giovani sognatori pronti a scrivere una nuova, meravigliosa fiaba.

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