Malù e il Segreto della Baita delle Aquile
Tra le montagne alte dove il vento profumava di resina e neve, sorgeva una vecchia baita di legno chiamata La Baita delle Aquile. Lì vivevano tre persone speciali: la dolce mamma Leda, che preparava torte ai mirtilli così buone da far sorridere anche i temporali, il forte papà Gino, che sapeva parlare agli animali, e la loro bambina Malù.

Malù aveva sette anni, due codini neri che saltellavano mentre correva e grandi occhi verdi pieni di curiosità. Sul suo naso danzavano lentiggini leggere come polvere di cannella. Con loro viveva anche Febo, un giovane stalliere orfano arrivato anni prima alla baita durante una notte di neve. Aveva trovato rifugio lì quando era poco più grande di Malù. Da allora aiutava Gino con i cavalli, tagliava la legna e raccontava storie incredibili davanti al camino.

— Febo! — gridò una mattina Malù spalancando la porta della stalla. — Hai visto Nuvola? Nuvola era una capretta bianca terribilmente dispettosa che spariva ogni giorno nei posti più assurdi. Febo sospirò.

— Se quella capra ha mangiato ancora i miei calzini, stavolta me ne vado a vivere con gli orsi. Dal fienile arrivò un sonoro: — MEEEEH! Pochi secondi dopo Nuvola uscì trionfante con un calzino rosso appeso alle corna. Malù scoppiò a ridere così forte che quasi cadde nella neve.— Lo vedi? — borbottò Febo inseguendo la capra. — Gli orsi sarebbero più educati. Quella sera però accadde qualcosa di strano. Mentre fuori il vento ululava tra gli abeti, qualcuno bussò alla porta della baita. TOC TOC TOC.

Gino aprì lentamente. Davanti alla porta c’era un uomo elegante con un lungo cappotto nero e baffi sottilissimi. Dietro di lui una grossa automobile fumava come una locomotiva stanca. — Buonasera — disse l’uomo inchinandosi appena. — Mi chiamo Arturo Brum. Vorrei comprare questa baita. Nella stanza calò il silenzio. Malù strinse la mano di Febo. — La baita non è in vendita — rispose Gino con calma. L’uomo sorrise, ma era un sorriso freddo come ghiaccio. — Peccato. Perché sotto queste montagne potrebbe esserci un tesoro molto prezioso. Gli occhi di Malù si illuminarono immediatamente. Tesoro? Febo invece sussurrò: — A me questo tipo non piace per niente. Arturo Brum lasciò sul tavolo una mappa stropicciata. — Pensateci bene. Tornerò domani. E se ne andò nella bufera. Quella notte nessuno riuscì a dormire. Malù fissava la mappa vicino al fuoco. C’era disegnato un simbolo strano: un’aquila dorata. — Secondo te esiste davvero un tesoro? — chiese a Febo. Il ragazzo osservò il camino pensieroso. — Forse sì… ma certe ricchezze portano solo guai. Naturalmente Malù non ascoltò nemmeno mezza parola. La mattina dopo convinse Febo a seguirla nel bosco per cercare il misterioso tesoro. Camminarono tra pini innevati, ruscelli ghiacciati e rocce enormi. Nuvola li seguiva di nascosto masticando tutto ciò che trovava. A un certo punto Malù vide qualcosa brillare tra le pietre. — Febo! Guarda! Era una vecchia chiave dorata con inciso il simbolo dell’aquila. — Per mille polente… — mormorò Febo. Seguendo la mappa arrivarono davanti a una grotta nascosta dietro una cascata ghiacciata. Dentro trovarono uno scrigno antico. Malù trattenne il respiro. — Siamo ricchi! Aprirono lentamente il coperchio, ma dentro non c’erano monete. C’erano fotografie. Vecchie lettere. Disegni di bambini e un diario. Febo lo aprì piano. Quelle pagine raccontavano la storia di una famiglia che molti anni prima aveva salvato viandanti dispersi nella neve, offrendo sempre cibo e rifugio ai poveri. Malù guardò Febo. — Questo non è un tesoro…Lui sorrise. — Invece sì. In quel momento capirono tutto. La vera ricchezza della baita non era l’oro. Era l’amore con cui quella casa aveva accolto chiunque fosse solo, affamato o triste. Persino Febo era stato salvato lì. Quando Arturo Brum tornò, Malù gli chiuse la porta in faccia. — Qui non vendiamo tesori. — Ah no? — rise lui. — No. Perché certi tesori non si possono comprare. Gino sorrise fiero. Leda abbracciò Febo e Nuvola, per festeggiare, mangiò il cappello del signor Brum. Da quel giorno alla Baita delle Aquile si raccontò spesso quella storia davanti al camino e Malù imparò una cosa importante: Le cose più preziose non sono quelle che valgono di più… ma quelle che fanno sentire qualcuno a casa.












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