Fiaba – 2-L’UPUPA e i suoi AMICI

Fiabe- Giuditta non credeva ai suoi occhi ma soprattutto quel verso inconfondibile “hup-hup-hup” denotava che in quel giorno per lei fortunato aveva finalmente trovato quell’uccellino meta dei suoi studi e delle sue ricerche.

L’estate aveva ormai fatto il suo ingresso e la nostra principale esperta in ornitologia Giuditta si era fatta un regalo ed avendo delle giornate di ferie si era trasferita in un paese delle alpi bellunesi.

Giuditta è una ragazza studiosa e amante del suo lavoro, era arrivata a Feltre qualche giorno prima, per recarsi al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi a studiare alcuni uccelli ma lo scopo principale era quello di trovare l’UPUPA anche se non sapeva che una giornata fuori del comune l’attendeva.

La nostra storia parte in quella mattinata d’agosto dove Giuditta dopo aver camminato a lungo all’interno del Parco aveva preso posizione attendendo che il suo Upupa si materializzasse all’orizzonte.

Pronta con la sua super macchina fotografica per immortalare quell’uccellino tanto ambito eccolo che librava nell’aria come una farfalla.

 

Il suo piumaggio particolare lo rende unico: marrone chiaro nella parte superiore e a strisce orizzontali bianche e nere nella parte inferiore.

Quello che lo rende buffo e particolare è la sua cresta, un ciuffo di penne con la punta nera, che a suo piacimento alza o abbassa durante le sue peripezie amorose o per intimorire gli avversari.

Negli anni vi è stata una notevole moria di questi simpatici uccellini dovuta all’uso indiscriminato di pesticidi; ecco perché oggi sono tutelati nei parchi e Tor l’upupa avvistata da Giuditta le si avvicinò e disse: 

“Non ci crederai ma è da un pezzo che ti seguo senza farmi vedere. Io ti conosco e ritieniti fortunata non solo perché mi hai trovato, ma perché la giornata che ti farò trascorrere al Parco rimarrà nei tuoi annali e potrai raccontare ai posteri questa avventura. Ora suvvia! Scattami una foto!”

Tor dopo la foto si posò sulla sua spalla e con tutto il fiato che aveva in corpo chiamò Arabella.

Arabella era la fata di quei luoghi e il suo preciso compito era quello di tutelare la fauna del Parco.

Arabella sorella di Aladino, non usava la bacchetta magica come le sue colleghe, al contrario per i suoi incantesimi o per le sue magie, aveva sempre con sé, come il fratellastro, una lampada che strofinava nella sua veste e caricava con un fluido simile ad una nebbiolina che scaturiva dalle sue mani.

Ai bordi del prato vi era un boschetto e proprio nei pressi di quegli alberi, la fata fece la sua apparizione contornata da una forte luce che le illuminava il viso dolcissimo.

Ai suoi piedi luccicava più che mai la sua lampada.

Presa la lampada se la portò al seno e per tre volte la strusciò e disse:

“Sala Fin e Sala È la mia magia ascolterete e agli animali che sceglierò la parola io darò”

Giuditta incredula per ciò che le stava capitando ed estasiata dalla fata si sedette a gambe incrociate ad osservare il susseguirsi di quegli strani avvenimenti.

Come se fossero stati chiamati da un “generale” si presentarono al cospetto di Arabella, i seguenti animali tutti in fila come dei soldatini:

Tor (l’Upupa), la marmotta, lo scoiattolo, la Lince ed il Camoscio.

“Ordine declamò! Che figura facciamo agli occhi di Giuditta?”

Un po’ disordinati infatti erano stati presi alla sprovvista e Piera la marmotta sbadigliava ancora dopo essersi svegliata, Gasparre, lo scoiattolo, era corso dopo essersi rimpinzato di ghiande ed aveva il fiatone, Zeus la lince aveva corso a più non posso scendendo da un pino altissimo ed infine Pilù il camoscio era l’unico che, con uno smagliante sorriso se ne stava a guardar tutti dall’alto in basso.

La fata allora li chiamò all’ordine e rivolgendosi agli animali disse:

“Siete qui perché avete un compito ben preciso! Dovete aiutare e tutelare Giuditta affinché possa redigere una nuova Antologia sul Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi che descriva e documenti con fotografie la Fauna e la Flora di questo piccolo, grande paradiso a dimostrazione che salvaguardare le specie animali e la vegetazione è patrimonio di tutti e deve essere divulgato”

 

Terminate queste parole la fata sparì e tutti gli animali si adoperarono affinché la studiosa ebbe materiale sufficiente a redigere l’antologia.

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